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Anche il ministro del Turismo alla Marathon dell’Iride

Venerdì 01 Luglio 2022 10:17 stefano
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Tradizione, sudore, senso di appartenenza, voglia di misurarsi. C’è un po’ di tutto ciò nell’animo volitivo e indomito che ha ispirato e convinto i partecipanti alla quarta edizione della Via Francigena Marathon Val di Susa a mettersi ancora una volta in gioco, nonostante le calure opprimenti di questo inizio d’estate.


Non si è trattato d’una gara nel senso più consolidato del termine, laddove l’ordine d’arrivo e il responso cronometrico di fatto prevalgono su tutto il resto, piuttosto di un’occasione per scoprire (o rifarlo) luoghi storici della provincia torinese, come l’abbazia della Sacra di San Michele o la certosa di Banda.

 

Detta così, al netto cioè di ulteriori analisi e/o contestualizzazioni, sembrerebbe un’iniziativa come tante altre. In realtà, sarebbe una chiave di lettura riduttiva e per capirlo basta approfondire giusto un attimo. Innanzitutto relativamente all’orizzonte esplorativo al quale tende per abitudine l’Iride, un solidissimo team guidato dall’infaticabile “Leo” Zappalà e affiliato alla Libertas con la quale ha già portato avanti numerose attività d’indiscusso spessore, tipo il progetto “Gioca allo Sport, Cambia il Mondo” che ha rivestito di nuova luce la pratica sportiva di base dopo il forzato stop a essa imposto dal covid e dalle opportune restrizioni operative di conseguenza applicate.

Stavolta però l’Iride ha fatto come si suol dire il passo più lungo della gamba, senza per questo inciamparsi o peggio ancora perdere la bussola. Col patrocinio e la collaborazione dell’Unione Montana Valle Susa, attenta a non uscire dai “paletti” posti dalla pandemia ma al tempo stesso non scoraggiata dai medesimi, si è infatti autoimposta un cimento se possibile ancor più gravoso dei precedenti. E i fatti o meglio i numeri, che poi sovente sono la cartina di tornasole degli stessi, le hanno dato clamorosamente ragione: 2789 iscritti (sì, avete letto bene, non è un refuso e tanto meno un’esagerazione) che si sono poi al lato pratico tradotti in 2650 partenti. Tra questi, assolutamente di tutto. Maratoneti autentici, camminatori… seriali, ma anche passeggiatori episodici, famiglie, amici e chi più ne ha più ne metta.

Compreso, a sorpresa, Massimo Garavaglia, il ministro del Turismo che, accompagnato dalla figlia e da Andrea Archinà (assessore alla via Francigena dell’Unione Montana e sindaco di Avigliana), ha voluto timbrare il cartellino podistico nel modo più semplice e parimenti efficace: non come primus inter pares ma unicamente in quanto comune individuo che sa quanto il cammino, in qualunque sfaccettatura lo si voglia e possa vivere, sia in grado di rivelarsi risorsa preziosa se non indispensabile.

Un messaggio che va oltre la pur robusta valenza promozionale, come ha prontamente sottolineato Archinà chiosando al riguardo: “Non c’era modo migliore per celebrare il tratto valsusino della Via Francigena, ormai inserito a pieno titolo tra gli itinerari europei”. Archinà, che ha completato l’intero percorso, ha poi parlato anche dei finanziamenti governativi stanziati e della possibilità grazie a essi di abbattere pure le barriere architettoniche attualmente esistenti, “spesso ostacoli – come egli stesso ha dichiarato - insormontabili per i disabili che vogliono percorrerla”.

Ma torniamo ai numeri, a quell’esercito pacifico ma ugualmente impressionante che ha affrontato e vinto la battaglia podistica col proprio corpo. Nessuno infatti si è perso per strada: dei 2650 presentatisi alla partenza, 1900 hanno raggiunto il traguardo “principale” mentre gli altri 750 (e tra questi il ministro Garavaglia) si sono comunque tolti la soddisfazione di percorrere la mezza maratona. Sì perché la… scommessa atletica sulla via Francigena proponeva varie opzioni. Innanzitutto la Marathon: 44 km circa da Avigliana a Susa, passando dalla tanto suggestiva quanto impegnativa Sacra di San Michele. Poi la sua “gemella” Easy, vale a dire con lo stesso chilometraggio ma evitando l’ascesa alla Sacra. Quindi l’Half Marathon: 21 km da Avigliana a Villafocchiardo anche qui con doppia opportunità, scegliendo cioè se passare o no dalla Sacra. Infine la soluzione per così dire di gruppo, ma non per questo catalogabile come scampagnata e basta: la Family Marathon, 10 km circa da Avigliana alla Sacra.

Insomma, da qualunque angolazione lo si guardi un imponente sforzo a doppia mandata: da parte di chi l’ha compiuto ma anche di chi l’ha organizzato. E anche qui alcuni dati, oltre che incuriosire, rendono probabilmente l’idea meglio di tante parole. Ad esempio la mole d’impegno nutrizionistico/alimentare che la camminata ha richiesto: 4500 litri d’acqua + 3000 bottigliette di “minerale”, 1800 kg di banane, 800 kg di mele, 2800 croissantes e altrettanti plum cake e idem quanto a taralli, per chiudere con 6000 barrette circa.

Ah no, dimenticavamo: c’erano anche il sole (variabile in questi casi tutt’altro che scontata ma sempre fondamentale), i volontari, le amministrazioni e associazioni locali. Il tutto nel rispetto delle vecchie leggi non scritte montanare: quel che conta è fare, non apparire. E come sovente accade in questi casi, da cosa nasce cosa: la Marathon dell’infaticabile Zappalà fa infatti parte d’un contesto programmatico più ampio, che ha in animo e progetto parecchie altre iniziative similari, tra cui la Pellegrina Bike Marathon, la Ciclovia Francigena e la Valsusa Slow Fest. Del resto, l’appetito vien mangiando o no?

Infine, un dettaglio apparentemente avulso e invece assolutamente in tema, se adeguatamente interpretato. La Marathon sulle strade della Via Francigena è stata infatti l’occasione per promuovere un libro che del cammino, tanto reale (cioè fisico) quanto virtuale (cioè mentale), sviscera ogni aspetto e potenziale beneficio: FAI CAMMINARE I TUOI PENSIERI, il testo/diario che Pippo Degrandi, giornalista professionista dal 1988 con un’intensa carriera alle spalle, ha pubblicato nei mesi scorsi con Pathos Edizioni, sublimando gli effetti che un’attività motoria, se opportunamente veicolata, può avere sul fisico ma anche, se non soprattutto, nel nostro cervello.


 

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